Tutti noi prendiamo appunti, tantissimi e su molti supporti: su un foglio bianco, su uno riciclato, su un quaderno, su un post-it, sul telefono, con un messaggio vocale. Ed anche i contenuti di questi appunti possono variare dalla lezione universitaria alla lista della spesa, da un numero di telefono preso al volo ad un ponderato business plan.

Io non mi ricordo precisamente quando ho iniziato a prendere appunti, probabilmente a scuola tra la prima e la seconda media. Di certo mi ricordo che prendere appunti per me voleva dire cercare di ricordare meglio quello che l’insegnante diceva a lezione, e se riuscivo ad imprimere nella memoria fin da subito la lezione significava meno studio pomeridiano e di conseguenza voleTony Buzan copertina librova dire che potevo giocare di più ed allenarmi di più.

Chiaramente non andò tutto così liscio, prendere appunti migliorava di poco, anzi di pochissimo, ciò che mi ricordavo, anche perché nessuno mi aveva insegnato come si faceva! Cercavo di scrivere alla velocità della luce, per filo e per segno quello che diceva la mia professoressa di storia. Il problema maggiore consisteva nel fatto che questi appunti andavano riletti almeno un paio di volte perché mi ricordavo poco di quello che scrivevo. Per molto tempo ho evidenziato gli appunti e pensavo che rileggere gli appunti fosse più veloce che leggere il libro di testo sottolineando le parti importanti.
Il modo in cui prendiamo appunti influenza come rappresentiamo l’informazione nella nostra mente e farlo nel modo più congeniale al funzionamento innato del nostro cervello può potenziare non solo la memoria ma anche la nostra capacità di comprendere quello che stiamo studiando od analizzando.

Come descrivere quello che ascoltiamo o abbiamo in mente nel modo più efficace e funzionale?

L’incontro con le mappe mentali è avvenuto intorno ai miei diciotto anni. Casualmente racconto ad un amico più grande la sensazione di inefficacia del mio metodo di studio ed egli mi porta in libreria e mi consiglia un libro: “Come realizzare le mappe mentali” di Tony Buzan.

Leggendo il libro la cosa che mi ha colpito di più fu che l’autore avesse avuto il mio stesso problema, in base al quale più appunti si annotavano, più lo studio e la memoria peggioravano. Nello sforzo di migliorare la situazione, Buzan cominciò a sottolineare in rosso le parole chiave e a racchiudere i concetti importanti all’interno di cornici e d’un tratto la sua memoria cominciò a migliorare.

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