Abbiamo chiesto a Rodolfo Cavaliere un commento in merito al tema dell’abbandono sportivo, alla luce dell’articolo pubblicato su La Gazzetta Dello Sport (a questo link)

“Il tema dell’abbandono sportivo è un tema interessante e poliedrico. Spesso questo tema viene affrontato da esperti di vari settori che cercano di “spiegare” i perché di certi comportamenti o reazioni dei giovani sportivi.
Sono tutti approcci utili, senza ombra di dubbio, ma che spesso portano alla complicazione di un fenomeno che nel suo divenire secondo me è semplice.
Il problema credo sia insito proprio nell’atto dello “spiegare”!
Si dimentica troppo spesso che la forme principali di apprendimento sono l’imitazione e l’esperienza.
Ogni volta che si spiega a un bambino come deve essere fatta una cosa, sia essa l’esercizio sportivo, la matematica, il canto o il parlare una lingua straniera si distanzia il bambino dalle sue sensazioni perché gli si chiede di passare per la razionalizzazione, la comprensione di concetti che poi deve provare con fatica ad applicare.
Ma le aree del cervello che si occupano della comprensione logico/razionale non sono quelle che si occupano del movimento, dell’intuizione matematica o dell’abilità linguistica.
Questo crea una frattura tra l’azione e i sensi che ne danno feedback e una sempre minor percezione della bellezza della propria espressività, sia essa corporea, artistica o cognitiva.
E’ da quì che nSchermata 2016-03-08 alle 18.13.48asce tutto perchè allontaniamo i bambini dal piacere di muoversi per la sensazione che dona loro il movimento del loro corpo in modo libero e fluido, anche se diretto verso obiettivi di miglioramento e di performance.
Si può allenare e migliorare un gesto senza imbottire di informazioni e provando un approccio esperienziale, cosa che i bravi maestri di arti marziali fanno da secoli.

E’ su questo errore di impostazione iniziale che trovano terreno fertile tutte le cattive abitudini di approccio con i giovani atleti: troppa pressione, orientamento al risultato, scelte che non tengono conto dei loro desideri e delle loro gioie.
Non confondiamo però il “divertimento” da portare avanti a tutti i costi con il non agonismo e il pressapochismo.
I bambini quando fanno quello che amano e gioiscono nel farlo sono serissimi, impegnati, concentrati e vogliono farlo sempre meglio senza che nessuno gli metta pressione. Osserviamo i bambini giocare a ciò che amano ed impariamo da quei momenti!
Cerchiamo di ricreare le condizioni perchè tanta dedizione possa essere messa negli esercizi che gli proponiamo e se questo non accade non alziamo la voce ma pensiamo immediatamente che forse l’esercizio non è una proposta corretta e proviamo a riformularla.
L’apprendimento è una spinta innata di ogni bambino, è quando la vogliamo inscatolare nei nostri “schemi mentali” che allora viene meno il loro interesse, ma non è colpa loro che devono imparare a soffrire ma colpa nostra che non li stiamo stimolando correttamente.
Allenare l’intelligenza motoria porta il focus sul modo in cui noi godiamo dell’essere all’interno del nostro corpo e risolve moltissimi problemi motivazionali e di relazione.
Impariamo dai bambini e tutto sarà più SEMPLICE, non più facile ma più SEMPLICE.”