Chiunque pratica sport ha sentito dire almeno una volta che “fare stretching fa bene”. Quindi finito l’allenamento, in un tempo variabile dai 20 secondi ai 5 minuti, si è ritrovato in un gruppo sparuto di compagni ligi al dovere ad allungare quadricipiti, femorali e polpacci mentre si fanno due chiacchiere su come è andato l’allenamento oppure ci si organizza per la serata in pizzeria.
Ad inizio stagione, in preparazione, la questione stretching viene presa molto sul serio: il preparatore o l’allenatore lo conduce personalmente prima e anche dopo ogni allenamento, ma col passare dei mesi questo aspetto fondamentale viene lasciato all’iniziativa individuale e ci si ritrova in doccia in men che non si dica, ben contenti di aver saltato la parte noiosa del fare allungamento.

Vi vorrei raccontare come è cambiata la mia vita grazie allo stretching, così capirete meglio perché sono molto grato a questa parte dell’allenamento fisico ma anche mentale.

Quadrupedica Cavaliere

Rodolfo Cavaliere in quadrupedica!

Sono stato felicemente catapultato nello sport professionistico a 16 anni, tra le fila della Sisley Treviso, e tra le tante novità del primo anno sentivo il preparatore che ci diceva: “fate stretching che così non vi fate male” oppure: “questa settimana fate bene allungamento che abbiamo caricato con i pesi”. Ma quanto e come fare stretching non mi era per niente chiaro.

Negli anni successivi ho cambiato squadre e preparatori atletici ed ho iniziato ad informarmi un po’ meglio sulla relazione tra allungamento e prestazione. Avete mai fatto caso per esempio a quanto sono flessibili gli atleti di ginnastica, arti marziali, atletica e quanto tempo dedicano allo stretching?

Le loro performance sono senza dubbio impressionanti e poteva essere proprio quella la chiave: ho iniziato anche io a dedicarmi con costanza al miglioramento della mia flessibilità. A fine di ogni allenamento, da caldo, mi mettevo contro il muro allungando per 20 minuti alternativamente adduttori e femorali. La mattina appena sveglio ero punto a capo: stessa scarsa flessibilità del pomeriggio precedente.

All’età di 22 anni, mentre ero in Nazionale Militare, ho avuto la fortuna di incontrare un bravo fisioterapista, appassionato di posture Souchard e Mézières. Ci ha proposto di partecipare ad uno studio scientifico senza spiegarci lo scopo e ci ha diviso in 2 gruppi. Un gruppo, di cui facevo parte, doveva dedicarsi per 2 volte alla settimana a 20 minuti di postura quadrupedica appena svegli, l’altro gruppo, invece, andava direttamente a fare colazione. Abbiamo proseguito per due mesi mentre ciascun atleta dei due gruppi ha mantenuto la propria vita sportiva: stesse abitudini alimentari, stesse sedute pesi e stessi allenamenti.

Già dopo le prime tre sedute di postura da 20 minuti mi sentivo decisamente bene: più leggero, più libero e più attivo. Così ho deciso di aumentare le mie sessioni mattutine fino a 4 per settimana. Iniziavo la giornata con la sensazione di essere più libero fisicamente e mi piaceva!

Al termine dei 2 mesi abbiamo effettuato i test di salto che eravamo soliti ripetere con frequenza bimestrale. Anche il fisioterapista a capo della sperimentazione era presente quel giorno.

Faccio una premessa sulla mia elevazione: quando nel 1991, sono arrivato a Treviso, ho fatto il mio primo test di salto e ho toccato 3,31 mt senza mai aver fatto pesi. Nei successivi 3 anni ero arrivato a fare 230 kg di squat parallelo e mi aspettavo dei netti miglioramenti, invece non riuscii mai a toccare più di 3,36 mt. Tanto sforzo e un miglioramento di soli 5 cm.

Mi dissero che più di così probabilmente non potevo saltare.

Ma quel pomeriggio, nella palestra di Bologna, toccai 3,42 mt, ovvero 6 cm in più del mio massimo storico!

E non ero il solo: tutti gli atleti del “gruppo postura mattutina” erano migliorati nel salto di 2-4 cm rispetto al loro massimo storico.

Riuscite ad immaginare la mia faccia? Il fisioterapista ci spiegò che l’esperimento fatto su di noi era volto a verificare se un lavoro di posture eseguito con costanza e per minimo 20 minuti, la mattina a “freddo”, avrebbe portato ad un miglioramento nella performance di salto.
Inutile dirvi che la quadrupedica da quel giorno per me è diventata un’amica inseparabile.

Nei mesi successivi al test di salto “miracoloso” ho inseguito il fisioterapista in tutti i corridoi chiedendogli sempre più riferimenti bibliografici e scientifici ed ho iniziato ad appassionarmi seriamente a queste tematiche e ad approfondire la mia conoscenza.

Avevo potuto sperimentare direttamente su di me 3 aspetti, che poi mi sono stati confermati successivamente da studi scientifici e ricerche di vari autori:

  1. Lo stretching è più utile se eseguito a freddo
  2. Lo stretching per essere efficace deve essere globale
  3. Lo stretching è importante tanto quanto la preparazione atletica.

Da quel giorno ho fatto stretching in postura tutte le mattine e pur con i limiti inevitabili del farlo senza una guida (quindi non perfettamente, con qualche compenso o adattamento) a 27 anni ho toccato 3,52 mt.

Ho guadagnato 16 cm di salto in 5 anni grazie allo stretching posturale.

Che soddisfazione!