The Inner Game of tennis” è un libro scritto nel 1974 da Timothy Gallwey che allora faceva l’istruttore di tennis. Si tratta del padre di tutti i volumi sul coaching, uno dei libri che ha maggiormente ispirato il progetto SempreMeglio alla ricerca sull’intelligenza motoria e sulla necessità di cambiare alcuni schemi rigidi di insegnamento delle discipline sportive che non pongono l’accento sulle sensazioni corporee.

Vale la pena ascoltare questo brillante riassunto in inglese di alcuni punti chiave del libro proposto da Brian Johnson di Philosophersnotes.

Il titolo stesso ci suggerisce che esiste un “Inner game”, ovvero una partita interiore che viene giocata mentre pratichiamo qualunque sport: è la partita che si svolge tra il nostro “Self1” impegnato spesso a dare istruzioni, criticare, arrabbiarsi, esaltarsi e a riempire di informazioni non troppo utili il “Self 2” che è la parte della nostra intelligenza che si occupa dei movimenti e dei gesti atletici. Diventa quindi di fondamentale importanza imparare a calmarsi e a far tacere il “Self1”.

Secondo Gallwey, la capacità di immedesimarsi completamente in un modello di riferimento (ad esempio il giocatore di tennis più forte del mondo) a tal punto da assumerne lo stesso atteggiamento diventa uno stratagemma molto efficace. Un ruolo primario inoltre giocano le sfide ed in particolare il ruolo dell’avversario che ci offre l’opportunità di dimostrare le nostre abilità. Se chi mi sfida fosse sempre mediocre non potrei essere stimolato a certe prestazioni straordinarie, dobbiamo sempre essere grati all’avversario, soprattutto quando gioca al massimo, perché ci mette in condizione di uscire dalla nostra zona di confort e spingerci oltre. Allo stesso modo gli allenamenti poco sfidanti diventano noiosi, mentre se lo sono troppo possono creare disagio e insicurezze. La ricerca del livello adeguato di sfida in allenamento è la parte più  difficile ma più importante di un allenatore.

Infine, si analizza l’inutilità di criticare troppo le cattive abitudini. E’ molto più utile semplicemente osservarle e provare a cambiarle. Pensate ad un bambino che sta imparando a camminare e cade spesso, come si comporta? Semplicemente si rialza e riprova, senza auto-giudicarsi un perdente o abbattersi troppo.

In effetti sarebbe una buona idea tornare un po’ bambini quando pratichiamo sport!

Rodolfo Cavaliere

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Il gioco interiore del tennis. Come usare la mente per raggiungere l’eccelllenza!